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Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna

Mar. Ago 18th, 2026
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Ognuno è accompagnato nella propria vita da una colonna sonora. Sono quelle musiche e canzoni che hanno accompagnato le emozioni più intense ed i momenti felici o tragici della propria esistenza. Nella mia colonna sonora vi sono le canzoni legate agli anni della guerra civile spagnola (1936-1939) e agli anni successivi della lunghissima dittatura franchista (1939-1975). Negli anni settanta vivevo in Spagna a Madrid. Erano anni ricchi di energia positiva e giovane liceale avevo abbracciato con entusiasmo la lotta contro un tiranno ormai debole, ma sempre crudele. Le canzoni di lotta antifranchista erano la mia colonna sonora di quegli anni. Le cantavamo durante le innumerevoli manifestazioni non autorizzate, che finivano sempre disperse dalle cariche della polizia, per poi ripartire caparbiamente a poca distanza.  Nelle mie visite in Italia cercavo tracce di quelle canzoni, ovviamente proibite dalla censura spagnola. Ricordo che i primi dischi che comprai erano quelli delle canzoni raccolte da Michele Straniero e Margot. Erano incisioni coeve alla guerra civile, ma anche canzoni della Resistenza spagnola, nate nel dopoguerra e registrate da cantori locali, spesso in situazioni estreme per non farsi sentire dalle spie della polizia.  Poi tra il 1975 ed il 1976 è arrivato il lavoro di Cantovivo con lo spettacolo A NEGRA NOITE DE ESPAÑA, dove i musicisti avevano ricercato ed arrangiato le canzoni di lotta spagnola vecchie e nuove, a sostegno di chi non si era piegato a 40 anni di repressione e continuava a gridare il proprio NO al fascismo come aveva fatto nel luglio 1936, il popolo che aveva tentato di contrastare i militari traditori. A casa strimpellavo con la chitarra alcune delle canzoni riprese dallo spettacolo di Cantovivo, soprattutto quelle di Chicho Sanchez Ferlosio, il figlio di quel Sanchez Mazas falangista, la cui storia è stata narrata da Javier Cercas ne “I soldati di Salamina”. In quegli anni non abbiamo sempre vinto. Come Cantovivo ci ricorda abbiamo avuto i nostri caduti fino all’ultimo, da Juliàn Grimau nel 1963, a Salvador Puig Antich nel 1974 (di cui è possibile visitare il luogo in cui è stato assassinato alla Carcel Modelo di Barcellona), agli ultimi cinque compagni fucilati il 27 settembre 1975, a meno di due mesi dalla morte del dittatore. In quegli anni difficili il lavoro di Cantovivo ha fatto sentire la voce della solidarietà internazionale a chi lottava in terra iberica, alimentando la consapevolezza di non essere soli anche nei momenti più bui. Era stato così già nella guerra civile quando circa 45.000 volontari di cui 4500 italiani avevano lasciato le loro famiglie ed il loro lavoro per combattere il fascismo nei reparti internazionali della Repubblica spagnola. Non posso quindi che essere riconoscente a chi ha contribuito a creare il movimento d’opinione internazionale che ha dato il colpo finale alla dittatura. Oggi a 50 anni dall’uscita del disco e a 90 dall’inizio della guerra civile spagnola è importante ricordare l’esperienza di quegli artisti di Cantovivo. Nell’articolo di Maurizio Benedetti oltre a conoscere la genesi dello spettacolo e del disco che lo ha accompagnato, sarà possibile riascoltare quelle canzoni, ormai introvabili, grazie ai link contenuti nel testo. Questo consentirà soprattutto ai giovani che non hanno vissuto quegli anni di lotta, di ascoltare quelle melodie e ricordare un periodo di impegno e di speranza di cambiamento. Grazie a Cantovivo per tutto quello che ha fatto!

Claudio Rossi

A NEGRA NOITE DE ESPAÑA

Canti antifascisti spagnoli CANTOVIVO 1975/1976

di Maurizio Benedetti

Per celebrare i 50 anni dalla pubblicazione del primo disco di CANTOVIVO dedicato ai canti antifascisti spagnoli, abbiamo voluto ripercorrere quell’esperienza che, seppur lontana nel tempo, è rimasta viva ed emozionante nelle menti di chi l’ha vissuta.

Ci auguriamo di trasmettere, attraverso i canti raccolti nello spettacolo A NEGRA NOITE DE ESPAÑA, un messaggio ancora attuale: iniziamo dunque a raccontare come nacque l’idea di allestire uno spettacolo in quella forma che sarà poi definita teatro-canzone.

Preziosa la testimonianza, scritta nel 1998 da Alberto Cesa, fondatore con Donata Pinti e Franco Lucà di CANTOVIVO:

« Avevo conosciuto, nel ‘75, Jacinto, Luisa, Carlotta e altri compagni spagnoli che si erano sistemati a Torino (di fatto profughi clandestini) nell’attesa ancora molto vaga della fine del “franchismo”. Un giorno ci chiesero di costruire insieme uno spettacolo teatrale-musicale di solidarietà e di denuncia.

Ci mettemmo immediatamente al lavoro. Il materiale di cui già disponevamo non era sufficiente: dovevamo coprire quarant’anni di dittatura…

Donata ed io cominciammo allora un lungo e faticoso lavoro di ricerca, aiutati da Jacinto, che in quel periodo lavorava al Centro Gobetti. Il Centro Gobetti, notoriamente di tradizione liberal-progressista, coerentemente con la sua storica apertura politica (negli Anni ‘60 vi avevano trovato ospitalità nientemeno che i leggendari pionieri pre-sessantottini dei Quaderni Rossi) accoglieva infatti a lavorare nelle sue sale prestigiose anche dei nostri compagni. La sua atmosfera era quella rarefatta e un po’ intimidente delle biblioteche storiche. Vi sfogliavamo i libri in silenzio, scrivevamo, ci scambiavamo idee e pensieri, tutto a mezza-voce, come in un interrato carbonaro dell’Ottocento. Un giorno quell’atmosfera ebbe un sussulto. Dalla Spagna stavano arrivando da un po’ di tempo notizie, difficili da verificare, di un’imminente morte del Caudillo. I nostri amici spagnoli erano in fibrillazione… La televisione accennava a una grave malattia del dittatore e subito la smentiva. Poi parlava di malessere stazionario… In realtà le notizie clandestine ne davano per certa la morte, avvenuta già da qualche giorno, ma tenuta nascosta per preparare il “dopo”. “L’avranno imbalsamato?”, diceva qualcuno provando a scherzarci su, “Sono tutte balle, tra un po’ ritorna tutto come prima”, rispondeva qualcun altro, meno disposto all’ironia… La verità era che nessuno di loro aveva il coraggio di sperare. Quella tensione andava avanti da più di una settimana. Il Centro tornava ogni giorno di più al suo abituale silenzio monastico.

Vi era entrata ormai una cupa aria di rassegnazione alla Beffa Feroce… quando esplose la notizia: “è morto! Franco è morto! E’ ufficiale!”. Non fu urlata, ovviamente. Fu portata nelle varie stanze con la leggerezza del “finis” del bidello-Fabrizi nel suo film forse più commovente.1 Salimmo dal seminterrato, dove con Jacinto traducevamo l’ennesima poesia, e raggiungemmo la sala centrale.

Qualcuno aveva preparato una bottiglia di spumante. Credo fosse la prima dal dopo-guerra, o forse l’unica da sempre…

Comunque era la più bella bottiglia del mondo! Arriba España, provò a lanciare timidamente nell’aria uno dei dieci o dodici emozionatissimi presenti, ma il tappo lo zittì… Con un boato tremendo! »2

Un aiuto fondamentale nell’elaborazione del progetto venne da un testimone diretto Anello Poma, il partigiano Italo della brigata Garibaldi, ma già garibaldino di Spagna: partito volontario nel 1937 combatté nella brigata Garibaldi, ferito più volte e infine internato per due anni nei campi francesi.

Istituto nazionale Ferruccio Parri, fondo AICVAS – sez. fot., s. 1, img. 229
Ritratto di gruppo di volontari combattenti garibaldini nel campo di concentramento di Gurs (Francia) Anello Poma 3° da sinistra seduto

Con queste parole, sempre attuali, Nello accompagnò l’uscita del disco nel 1976:

« Lo spettacolo sulla Spagna che CANTOVIVO presenta è un contributo alla lotta politica, sociale e culturale per l’affermazione di uno dei diritti fondamentali dell’uomo: la libertà. Il rievocare episodi della lotta di oggi alternandoli ed agganciandoli a quelli di ieri, a partire dalla Guerra Civile, dimostra che si è ancora lontani dalla conclusione di una battaglia che conosce vittorie e sconfitte e che continua con un unico scopo: la riconquista della libertà.

Il tema della Spagna è suggestivo per due ragioni: la prima perché in quel paese si combatté quaranta anni fa la prima vera battaglia aperta tra democrazia e fascismo, la seconda perché in quella battaglia si espressero un sentimento ed una azione di solidarietà quali la storia non ha mai conosciuto. Non è questa un’affermazione arbitraria quando si pensi che volontari di ben cinquantadue paesi accorsero in Spagna a combattere a fianco dell’esercito repubblicano nelle Brigate Internazionali.

Anche per questo le lotte recenti di quel popolo trovano così vasta risonanza e suscitano commozione e solidarietà. Questo spettacolo contribuirà a mantenere viva la solidarietà con il popolo spagnolo e sarà, nel contempo, un contributo sul piano culturale ed artistico alla lotta contro il fascismo in Italia.

Anello Poma, ex combattente nelle Brigate Internazionali »

Si era formato un gruppo di lavoro piuttosto eterogeneo tra anziani reduci, giovani ricercatori, musicisti dilettanti provenienti dal folk e professionisti di formazione classica. Altrettanto vario il repertorio musicale raccolto: andava dai canti del periodo della guerra civile a quelli della lotta al regime negli anni successivi, da brani d’autore a rielaborazioni anonime di canti popolari come il primo brano che proponiamo all’ascolto EL TREN BLINDADO: è l’adattamento di una canzone popolare, “Los Contrabandistas de Ronda”. Durante la guerra di Spagna, come per tutti gli adattamenti di canti popolari, se ne ebbero diverse versioni. In questa si parla di un treno blindato, come quelli della rivoluzione russa, da cui sparare ai tre generali più odiosi.

Alberto Cesa

Ugualmente di anonimo è YA SABES MI PARADERO che ricorda la battaglia del fiume Ebro contro le truppe dei fascisti italiani. Particolarmente originale la versione di CANTOVIVO per voci maschili a cappella.

Con A GALOPAR incontriamo due grandi artisti: il poeta Rafael Alberti e il musicista Paco Ibañez, che resero famoso questo canto eseguendolo nei loro concerti in molteplici occasioni.3 CANTOVIVO ne elabora qui una sua versione che riflette lo stile musicale del collettivo. Voce solista Alberto Cesa.

Di Alberti vogliamo sottolineare un dettaglio biografico: nelle sue vene scorreva sangue garibaldino poiché il nonno paterno, Tommaso Alberti Sanguinetti, era un garibaldino toscano.4

Sua è anche la lirica A LAS BRIGADAS INTERNACIONALES, dedicata ai volontari che combatterono in Spagna durante la guerra civile.

Venite da molto lontano… Ma cos’è questa distanza per il vostro sangue, che canta senza frontiere?

CANTOVIVO la abbinò ad altri canti di brigate internazionali come YOUNG MAN FROM ALCALÁ della Brigata Lincoln, FREIHEIT della Brigata Thälmann, e con canti partigiani di Bulgaria BOLEN MI LEŽI MILE POP-JORDANOV, Francia LE CHANT DE LA LIBERATION,

il nostro BELLA CIAO, per concludere con L’INTERNAZIONALE.

Un intreccio musicale molto vario ed interessante anche dal punto di vista della varietà degli stili musicali nazionali così accostati a simboleggiare la vastità dell’apporto sovranazionale alla lotta contro il fascismo. Così veniva presentato nello spettacolo:

« Può avere confini la pace? In Spagna si decide per tutti… Da ogni parte della Terra vengono uomini liberi a combattere per la Spagna. Sono le brigate internazionali. Lavoratori francesi, americani, polacchi, italiani e uomini di poesia e di scienza che con la Spagna dividono il poco pane e le poche armi. »

Nel copione si alternavano notizie tratte dalla cronaca, testimonianze, commenti e testi poetici tra cui vogliamo ricordare la poesia di Pablo Neruda SPIEGO ALCUNE COSE che vi invitiamo ad ascoltare dalla voce di Arnoldo Foà.

Tra i canti popolari di autori anonimi, CANTOVIVO ripropose molti canti successivi agli anni della guerra civile, che raccontavano la sconfitta e l’esilio come in BOURG MADAME, la condizione di schiavitù del popolo sotto il regime franchista come in DENDE QUE FRANCO Y FALANXE, canto galiziano da cui è tratto il verso a negra noite de España ripreso come titolo dello spettacolo. 

Donata Pinti

Oppure canti che su un ritmo vivace, usavano l’ironia per una satira contro il clero come SIN PAN SIN PAN.

San Antonio pa’ comer / San Antonio pa’ cenar / y trabajar / Sin pan, sin pan, sin pan, / y trabajar. Canti della lotta di operai e contadini contro le ingiustizie del regime: REVOLUCIÓN AGRARIA.

Canta Franco Lucà

FUEGO DE LOS ALTOS HORNOS, UNA CANCIÓN, interpretate da Maria Laura Della Croce.

Maria Laura Della Croce

Altri canti erano attribuiti ad autori poco identificabili come A LA CALLE (A.Cesa) di Juan & José, mentre numerosi canti sono opera del noto cantautore spagnolo Chicho Sánchez Ferlosio, detto Chico:FUSILES CONTRA EL PATRON (F.Lucà), A LA HUELGA, PALOMA DE LA PAZ (D.Pinti), DICEN QUE LA PATRIA ES (titolo originale CANCIÓN DE SOLDADOS). Voce solista Giuliana De Ambrogio.

Giuliana De Ambrogio

La canzone più struggente di Chico è certamente CANCIÓN A GRIMAU (A.Cesa).

Nella descrizione che accompagna il video abbiamo inserito una breve biografia di Julián Grimau García oppositore al regime, fucilato nel 1963. Fu una delle tante vittime della dittatura di Franco che ancora due mesi prima di morire ordinò le esecuzioni capitali di cinque oppositori. Episodio che scatenò un’ondata di indignazione e proteste internazionali e ispirò a CANTOVIVO il brano conclusivo: I CINQUE: musica senza parole, solo voci e strumenti e la lettura dei nomi di quei cinque giovani antifascisti spagnoli, José Luis Sánchez Bravo, Xosé Humberto Baena, Ramón García Sanz, Ángel Otaegi Otaegui, Juan Paredes, gli ultimi condannati alla fucilazione dal regime di Franco. Morirono il 27 settembre 1975, il dittatore morì 50 giorni dopo.

In conclusione di questo articolo, vorremmo raccontare la storia del Collettivo CANTOVIVO, che da quella prima esperienza si è sviluppata fino ad oggi, ma per limiti di spazio di questo articolo che non riuscirebbero a contenere tutta la sua “lunga avventura”, vi rinviamo al sito Alberto Cesa & CANTOVIVO.

Vogliamo tuttavia ricordare tutti i protagonisti di quel primo disco: Alberto Cesa (voce e chitarra) Donata Pinti (voce) Franco Lucà (voce e chitarra) Giuliana De Ambrogio (voce) Maria Laura Della Croce (voce) Daniela Dragone (violino) Ivano Ciravegna (voce, mandolino e chitarra) Leo

Gambino (congas e bongos) Maurizio Benedetti (flauto) Silvio Langella (chitarra classica) Walter Bettini (chitarra e banjo), Luisa Giorgi che ha curato la realizzazione per la cooperativa TORINOUNO, lo studio di registrazione STUDIO G.V. di Torino, la pittrice Luisa Pagano per la copertina del LP.

Silvio Langella

E per dare loro un volto, grazie alle foto d’epoca di Manuela Cerri, che iniziava allora la sua brillante carriera di fotografa, vi proponiamo quest’ultimo video dedicato a quel collettivo del 1975/76, a quelle atmosfere, a quell’esperienza che fu anche una grande occasione di incontro e di arricchimento umano e musicale: CANTOVIVO FORMAZIONE 1975 -1976

 

Maurizio Benedetti

 

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione nella ricerca dei documenti e dei materiali audio Donata Pinti e Maria Laura Della Croce e la fotografa Manuela Cerri.

Tutti i video citati nell’articolo sono raccolti nella PLAYLIST CANTOVIVO nel canale YouTube di Progetto Scriptorium Onlus, collegamento al canale YT @scriptoriumonlus

 

Note:

  1. Mio figlio professore capolavoro neorealista del 1946 diretto da Renato Castellani

  2. ARRIBA ESPANA dal DISCOLIBRO “i FOGLI VOLANTI di Alberto Cesa diario di un musicante” (IL MANIFESTO – 067)

  3. Vedi concerto al teatro Alcalà di Madrid del 1991

  4. Dario Puccini, Sergio Romano, Gli spagnoli e l’Italia, ed. Banco Ambrosiano Veneto, 1997, p. 159

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